Datazione (rilevata):
11 Ottobre 1245
01. Atto
Datazione (rilevata):
11 Ottobre 1245
Persone:
rogante: Tancredo figlio di Armingozzo di Peccioli, notaio per autorità imperiale
esemplante: Donato figlio di ser Placido notaio di Volterra, giudice ordinario e notaio per autorità imperiale (signum: 2)
traente: (signum: 3)
testimone: Copia di diversi strumenti ed atti; col primo dei quali si fa fede che Don Agostino monaco del monastero di Curisio
testimone: presenti il Notaio e i
testimone: consegna al Maestro Michele preposto di Peccioli una lettera del capitolo di Volterra in cui dicesi che sapendo il detto
testimone: Romana. Interrogato Don Agostino e Don Menabue rispondono in modo simile. Le stesse cose vengono confermate anche da Pilio scolare del monastero e da Vitale converso e da altri due
testimone: di cui sono rasi i nomi i quali accusano l'Abbate anche di altri vizi
Regesto:
Tancredo figlio di Armingozzo di Peccioli notaio per autorità Imp.
/Copia/ Copia di diversi strumenti ed atti; col primo dei quali si fa fede che Don Agostino monaco del monastero di Curisio, presenti il notaio e i testimoni, consegna al Maestro Michele preposto di Peccioli una lettera del capitolo di Volterra in cui dicesi che sapendo il detto monastero essere decaduto si nelle cose spirituali e si nelle temporali, lo incaricano di accedere sul luogo per prendere cognizione dello stato delle cose. Questa presentazione fu fatta in Peccioli nella camera di detto proposto. presenti Alberto prete rettore della chiesa di S.
Michele di Monterotto, Rainerio cherico figlio di Ebranco di S.
Gemignano e Turzio quondam Bondio di Volterra.
Col 2°. Il 21 Ottobre di detto anno Maestro Michele proposto di Peccioli avendo ricevuto il suddetto incarico dal Capitolo di Volterra, nel coro di detto monastero, presenti il nobil uomo Don Ildebrandino di Bientina e Provinciale detto Celettro figlio di Catenaccio di Pratello lesse la lettera di delega a Don Gerardo priore e monaco del monastero e a Don Agostino monaco e a Don Menabue cherico del monastero e gli interroga se piaccia loro che dia esecuzione al suo incarico; ed essi rispondono che si. Al seguito di che domanda loro dove fosse Don Bonaventura Abbate del monastero e rispondeva ch'era assente, e non sanno dove fosse. In conseguenza il prefato proposto incarica Don Menabue perchè il detto Abbate sia citato a presentarsi nella prossima vigilia di S. Simone.
3°. Il giono stesso presenti il detto Provenzale e Palmerio [. . . ] vendono interrogati sotto giuramento intorno allo steto del monastero e costumi, virtù e vizi dei monaci; sopra di che Don Gerardo priore risponde che Don Bonaventura fu eletto Ab. da Don Benigno e da Don Benetto monaci, er eravi in quel tempio un altro Abbate, cioè Don Ugo che era stato eletto da detti monaci, dice che non osservava la regola di S. Benedetto ne' l'abito moonacale, fugge gli uffuzi divini e non gli celebra, e che barattò una croce d'Argento che non crede sia continente e non corregge i frati, che ha distrutto e devastato oltre 2000 lire senza utilità del monastero, che ha inteso aver fatto disseppellire e spogliare una donna di una tunica verde, che usa indebitamente della mitra e altre insegne Episcopali che dice essegli state concesse dalla Cura Romana. Interrogato Don Agostino e Don Menabue rispondono in modo simile. Le stesse cose vengono confermate anche da Pilio scolare del monastero e da Vitale converso e da altri due testimoni, di cui sono rasi i nomi i quali accusano l'Abbate anche di altri vizi.
Donato figlio di Ser Paiodo notaio di Volterra Giudice Ordinario e notaio per autorià imperiale trasse dagli strumenti originali e lesse presenti Don Railerio pievano della pieve di Morba della diocesi di Volterra e Vicario generale di Don Rainerio Vescovo di Volterra nella curia Vescovile, e presenti Don Francesco Priore di Monte al Prasso, Don Cenne Pievano di Monterio e prete Jacopo rettore di S. Martino di Radicondoli Diocesi di Volterra l'anno 1317 il 29 Dicembre.
Rogerio figlio di Benveuto notaio di Volterra Giudice ordinario fa Fede. Bartolomeo Cennisi Giudice Ord. e notaio fa fede.
Giovanni Petrizoli Albanista di Bologna giudice e notaio Imp. fa Fede.
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1900-01-01, Contessa
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