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Diplomatico



08-04-1278 - FREGIONAIA (pergamena)

Datazione (rilevata): 8 Aprile 1278

Misure: 244 x 617 mm
Materiale: pergamena
Stato: integra
Stato di conservazione: buono
Condizione: stesa
Segnatura antica: mazzo n. 211

01. Atto

Datazione (rilevata): 8 Aprile 1278

Carattere: privato
Traditio: originale
Topica: " Luce in porticu episcopalis palatii", Normanno giudice, Ubaldo notaro de Collepetriboni Testimone e Iacopo nunzio della curia vescovile / Lucca, nella porta del palazzo vescovile; Lucca, nel chiostro della chiesa di S. Martino

Persone:
rogante: [] da Controne notaio
testimone: "Lata Luce" in claustro ecclesie sancti Martini
testimone: coram detto pievano e prete Ranuccio
testimone: Tolomeo sindaco di Fregionara
testimone: prete Orlando de Scheto e Iacobo

Regesto:
. . . . . . . . . . . . . . . . da Controne notaio Tolomeo quondam Michaelis converso e sindaco di Santa Maria di Fregionara sindacatorio "seu actorio nomine" propose davanti a Gullielmo Vicario di Lucca contro prete Ranuccio cappellano della chiesa di S. Lorenzo di Farneta e pievano d'Arliano dicendo che il quondam Giudice di Farnetadisse di voler esser sepolto in qualunque tempo e luogo morisse, presso la chiesa di Santa Maria di Fregionara e lasciò nel suo testamento di volere una lampada accesa davanti alla sua sepoltura. Il detto giudice morì la domenica scorsa alla sera e il lunedì mattina alcuni dei detti frati andarono alla casa del detto Giudice e interdissero al detto prete Ranuccio di seppellirlo perchè aveva detto di esser sepolto "apud corum locum"; poscia andarono al priore e i frati tutti con la croce e col feretro, per portarlo via e trovarono il prete Ranuccio coi cappellani della pieve d'Arliano e con lo stesso pievano i quali cum magna festinantia lo seppellivano, e risposero malamente a quei frati ponendosi a sedere sulla sepoltura. Il detto prete Guillielmo Vicario del vescovo, informato di tal cosa, comanda che il capo del detto giudice sia dissotterrato e portato al convento, secondo le disposizioni del morto, siano restituiti ai frati nove ceri e altre oblazioni salvo quelle che andavano per giustizia alla chiesa di Farneta e vuole che il pievano e i cappellani d'Arliano siano puniti con le pene nelle quali sono incorsi per le loro ingiurie contro i frati.
"Actum Luce in portia episcopalis palatii". Normanno giudice; Ubaldo notaio de Collepeciboni(?) testimone e Iacopo nunzio della curia vescovile.
Segue un atto in cui maestro Ugolino Arciprete lucchese ratifica le disposizioni già date da Guglielmo Vicario e Aldobrandino pievano d'Arliano per se e "procuratio nomine" per Ranuccio prete di Farneta dichiara di sotto porsi a quanto fu deliberato.
"Lata Luce" in claustro ecclesia sancti Martino: coram detto pievano e prete Ranuccio, Tolomeo sindaco di Fregionara, prete Orlando de Scheto e Iacobo testimone


Aggiornamenti:
1900-01-01, Contessa
2006-12-31, Nelli Sandro

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